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lunedý, 10 dicembre 2018

Pubblicato: 22/05/2013

Le mani dei boss sulla metanizzazione

Sequestrati beni per oltre 48 milioni di euro fra societÓ e immobili. Cosa nostra aveva fiutato affari nel business del gas, ottenendo 72 concessioni tra Sicilia e Abruzzo. Al centro delle indagini la societÓ Gas, costituita dal funzionario regionale Enzo Brancato, il cui socio occulto sarebbe stato Vito Ciancimino

PALERMO - Un ingente patrimonio costituito da società, attività commerciali, immobili di pregio e disponibilità finanziarie per complessivi 48 milioni di euro è stato sequestrato dalla Guardia di Finanza di Palermo. Le indagini hanno svelato le infiltrazioni di 'Cosa Nostra' e dei suoi leader storici, fra cui Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella e Matteo Messina Denaro, negli affari delle società di un gruppo imprenditoriale che ha curato, a cavallo fra gli anni `80 e `90, la metanizzazione di intere aree del territorio siciliano.

Le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia - fra cui Giovanni Brusca, Vincenzo Ferro, Antonino Giuffrè - ed il contenuto di alcuni pizzini sequestrati nel tempo a "boss" mafiosi e l`esame di decine di contratti di appalto e sub appalto hanno permesso di ricostruire la "storia economico finanziaria" del gruppo imprenditoriale. Ingenti risorse investite in un business che si è presto sviluppato grazie alla protezione di "Cosa Nostra" e ad appoggi politici - in particolare dell`ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino - arrivando ad ottenere ben 72 concessioni per la metanizzazione di Comuni della Sicilia e dell`Abruzzo, i cui lavori sono stati in più occasioni affidati in subappalto ad imprese direttamente riconducibili alla criminalità organizzata.

Tra i beni in sequestro, in Sicilia e Sardegna, società immobiliari e di produzione di metalli preziosi, imprese agricole, attività commerciali di prodotti petroliferi, combustibili ed oggetti d`arte, appartamenti, uffici, locali affittati ad importanti aziende e catene commerciali - molti dei quali situati nel centro di Palermo - immobili di pregio, amplissimi locali commerciali, opifici industriali, autorimesse, magazzini e disponibilità bancarie.

LA GAS. La società di metanizzazione al centro dell'operazione della Guardia di finanza che ha portato al sequestro di beni per 48 milioni di euro e' la Gas spa. Le vicende societarie e le attivita' della Gas sono state ricostruite nell'ambito di un altro filone di indagine che l'aveva individuata come lo snodo di un giro di tangenti a politici siciliani.

La Gas è stata costituita negli anni Ottanta da un funzionario regionale, Ezio Brancato, morto nel 2000. Il provvedimento di sequestro colpisce i suoi eredi: le figlie Monia e Antonella Brancato, rispettivamente di 34 e 31 anni, e la moglie Maria D'Anna, di 67. Socio occulto dell'imprenditore sarebbe stato Vito Ciancimino mentre le quote azionarie erano divise tra lo stesso Brancato e il tributarista Giovanni Lapis, arrestato e condannato per avere riciclato nel gruppo parte del 'tesoro' di Ciancimino.

Utilizzando appoggi politici, la società si e' sviluppata fino a ottenere 72 concessioni per la metanizzazione di comuni della Sicilia e dell'Abruzzo. Tra il 2003 e il 2004 l'azienda è stata ceduta a una holding spagnola, la Gas natural, per 115 milioni di euro. L'operazione sarebbe stata favorita, come ha rivelato Massimo Ciancimino subentrato al padre, dalla distribuzione di tangenti a politici siciliani.

LA POLITICA. Dall'inchiesta sono affiorati i nomi degli ex ministri Saverio Romano e Carlo Vizzini e dell'ex assessore regionale Salvatore Cintola (poi morto). La Procura di Palermo ha ipotizzato il pagamento di tangenti legate alla concessione di appalti che avevano fatto crescere il valore della societa' Gas. Altre sarebbero state pagate come 'contropartita' di un provvedimento legislativo: la legge 350 del 24 dicembre 2003 che previde per le aziende del gas un abbattimento dell'Iva e contributi per i trattamenti pensionistici.

I politici chiamati in causa hanno sempre negato di avere preso soldi in cambio di 'favori'. E alla fine le loro posizioni sono state archiviate. E' andata invece avanti l'indagine sui legami tra le societa' del gruppo e personaggi di mafia o comunque vicini a Cosa nostra. E da questo filone e' scaturito ora il sequestro dei beni.

IL TESORETTO. Il provvedimento riguarda diversi terreni tra Partinico e Sclafani Bagni, in provincia di Palermo. Appartamenti e autorimesse a Palermo e Arzachena, in provincia di Sassari. Immobili, uffici, fabbricati commerciali, opifici industriali e negozi tra Palermo e Balestrate, paese della Provincia. E ancora: il 50% della Tmi srl, con sede a Brescia, in via Cefalonia 24. L'intero capitale sociale della ditta individuale di Maria D'Anna, che si occupa di colture miste viti-vinicole, olivicole e frutticole. L'intero capitale sociale e complesso dei beni aziendali delle immobiliari, Victoria, Emb, Chloe e Ambra: le cinque società, tutte srl, hanno sede a Palermo, in piazza Alberico Gentili 12.

Sequestrati anche il 50% dellàAntichità Franconeri srl con sede a Palermo via Isidoro La Lumia 50. Il 39% della Res srl con sede a Palermo via Libertà 78, società di commercio all'ingrosso di prodotti petroliferi. Il 50% della Gr Gioielli srl, con sede a Palermo in via Siracusa e un 1/3 del capitale sociale della "R2B srl" con sede a Palermo via Siracusa 16, società che si occupa di fabbricazione di bigiotteria ed articoli simili. Infin, disponibilità finanziane, polizze assicurative, deposito titoli, fondi comune di investimento, polizze assicurative per oltre 3 milioni di euro.