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martedì, 12 dicembre 2017

Pubblicato: 26/02/2013

Rifiutato dal Pd: ora lo supera

Luca Ciliberti / 
La stupefacente parabola di Grillo. Nel 2009 i democratici gli impedirono di presentarsi alle primarie e Fassino lo bollò: "Perché non fonda un suo partito, così vediamo cosa combina?"

Chi è causa del suo male, pianga se stesso, recita il vecchio adagio. L’Italia e le cronache internazionali si trovano spiazzate dall’onda d’urto dello tsunami Grillo. E mentre Berlusconi gongola per il successo elettorale del Pdl trainato proprio dalla figura del leader carismatico del partito, che in poche settimane è riuscito a recuperare il gap con il centrosinistra apparentemente incolmabile alla vigilia, il Pd rimugina. O dovrebbe farlo.

Perché il principale partito della sinistra italiana avrebbe potuto avere Grillo tra le proprie fila da anni e magari oggi sarebbe stato proprio il Partito Democratico ad approfittare dello tsunami per “smacchiare il giaguaro”.

Nel 2009, infatti, il comico genovese aveva chiesto di partecipare alle primarie per la segreteria politica.  In pochi ricordano quell’esperienza incompiuta, perché Grillo, allora, non aveva alcuna rappresentanza politica.

L’attuale leader del Movimento 5 Stelle, con il carattere che lo ha sempre contraddistinto, entrò subito nello spirito della competizione. Dalle pagine del suo blog, alla vigilia delle primarie, non le mandò a dire: “Partecipo per rifondare un movimento che ha tolto ogni speranza di opposizione a questo Paese, per offrire un'alternativa al nulla”. Coerente, allora come oggi, con gli stessi concetti espressi con le stesse parole.

E ancora in quella famosa chiamata alle armi scrisse: “Il 25 ottobre ci saranno le primarie del “Pdmenoelle”. Voterà ogni potenziale elettore. Chi otterrà più voti potrà diventare il successore di gente del calibro di Franceschini, Fassino e Veltroni. Io mi candiderò. Dalla morte di Enrico Berlinguer nella sinistra c'è il vuoto. Un vuoto di idee, di proposte, di coraggio, di uomini. Una sinistra senza programmi, inciucista, radicata solo nello sfruttamento delle amministrazioni locali”.

Tutto il Pd si sentì offeso e gli chiuse la porta. Fassino lo bollò: “Non è una cosa seria. Perché non fonda un partito suo, così vediamo cosa combina?”. Nonostante tutto Grillo decise perciò d'iscriversi al Pd della Sardegna e di raccogliere le firme necessarie per la candidatura alla segreteria. Tuttavia il partito la respinse, ritenendola inopportuna e provocatoria, invalidandola e motivandola con il fatto che il comico  era residente a Nervi, in provincia di Genova.

Le primarie del 2009 le vinse Pierluigi Bersani, uomo di D’Alema, con il 53,23% su Dario Franceschini, delfino di Veltroni. E’ facile il parallelismo con le ultime primarie, quelle del 2012: Bersani contro Renzi e le polemiche per il regolamento controverso che ha penalizzato proprio il giovane sindaco di Firenze che chiedeva, come Grillo fece anni prima, di rottamare i vecchi leader simbolo di un centrosinistra perdente. Ora quel partito che Fassino gli chiedeva provocatoriamente lo ha fondato. Ed è il primo in Italia.