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lunedė, 11 dicembre 2017

Pubblicato: 05/07/2012

Istat, si spende di pių per il cibo

Nel 2011 la spesa media mensile delle famiglie italiane č stata pari a 2.488 euro (+1,4% rispetto al 2010). La Lombardia č la pių cara, in coda la Sicilia. Nel Mezzogiorno si compra all'hard discount. Aumenta il costo di carne e bevande, crollano gli acquisti di abbigliamento e arredamento

CATANIA - Nel 2011 la spesa media mensile delle famiglie italiane è stata pari a 2.488 euro (+1,4% rispetto all'anno precedente). E' quanto emerge dall'analisi Istat sui consumi nel 2011 secondo cui la spesa "risulta stabile in termini reali, nonostante la dinamica inflazionistica (+2,8%)". In aumento si segnala la spesa media per generi alimentari e bevande che cresce, in termini nominali, del 2,2% rispetto al 2010, attestandosi a 477 euro mensili.

In particolare, segnala l'Istat, aumentano la spesa per carne, quella per latte, formaggi e uova e quella per zucchero, caffè e altro. La quota di spesa per alimentari e bevande rimane costante fra le famiglie del Nord e del Centro (16,6% nel Nord e 18,4% nel Centro), mentre continua ad aumentare nel Mezzogiorno, dove rappresenta il 25,6% della spesa totale. Stabile, invece, la spesa non alimentare complessiva, che si è attestata nel 2011 a 2.011 euro mensili: diminuiscono le spese per abbigliamento e calzature (-5,9%) e aumentano quelle per l'abitazione (+3,3%).

IN SICILIA LA SPESA PIU' BASSA. I consumi delle famiglie siciliane sono stati, nel 2011, i più bassi d'Italia: la spesa media mensile è stata di 1.637 euro, contro 2 mila 488 euro della media nazionale. Nell'isola in particolare le quote più elevate di spesa sono state destinate ad alimenti e bevande (27,2%), abbigliamento (25,6%), trasporti (12,5%) e combustibili ed energia (5,3%). Per le spese sanitarie, invece, è stata pari al 3,7%. Per istruzione, tempo libero e cultura le famiglie, infine, hanno destinato appena lo 0,8% e il 2,7%.

ANALISI PER REGIONE. La Lombardia, si legge nell'analisi dell'Istat, è la regione con la spesa media mensile piu' elevata (3.033 euro), seguita dal Veneto (2.903 euro). Fanalino di coda, anche nel 2011, la Sicilia che, con una spesa media mensile di 1.637 euro, vede aumentare il divario dalla regione con la spesa piu' elevata (circa 1.400 euro). Nel 2011, alla spesa per generi alimentari e bevande e' stato destinato, in media, il 19,2% della spesa totale: una quota in leggero aumento rispetto al 19,0% del 2010. "Tale aumento - si legge nel rapporto - si osserva soprattutto nel Mezzogiorno, dove la spesa alimentare arriva a rappresentare il 25,6% della spesa totale (era il 25,0% nel 2010); in particolare, per la carne la quota sale dal 5,7% al 5,9%".

In tutte le regioni del Mezzogiorno, ad eccezione dell'Abruzzo, alla spesa alimentare viene destinato oltre un quinto della spesa totale (in Campania, Sicilia e Calabria tale quota di spesa rappresenta più di un quarto della spesa totale), mentre nelle regioni del Nord la quota per questa voce è inferiore a quella media nazionale, fatta eccezione per la Liguria, dove si attesta al 19,7%, anche a seguito dell'elevata presenza di anziani nella popolazione. Il Centro, invece, presenta le piu' elevate quote di spesa destinate all'abitazione (32,4%), in particolare nel Lazio e in Toscana, dove si raggiungono rispettivamente il 33,9% e il 32,6%.

In generale, le regioni con i livelli di spesa più bassi mostrano quote di spesa più contenute per altri beni e servizi e per tempo libero e cultura: tali spese rappresentano il 9,9% della spesa totale delle famiglie siciliane, contro quasi il 17% di quelle residenti in Piemonte e Valle d'Aosta. Per quanto riguarda l'istruzione, la quota di spesa varia da un massimo del 2,0% in Basilicata ad un minimo dello 0,6% in Campania; per beni e servizi sanitari, la quota di spesa passa dal 4,9% del Trentino Alto Adige al 2,8% della Campania.

SPESA ALL'HARD DISCOUNT. La maggior parte delle famiglie (il 67,5 per cento) effettua la spesa alimentare presso il supermercato, che si conferma il luogo di acquisto prevalente, nonostante una lieve flessione (era scelto dal 69,4 per cento delle famiglie nel 2010). Quasi la metà delle famiglie (il 47,7 per cento) continua ad acquistare il pane al negozio tradizionale, il 9,7 per cento sceglie il mercato per l'acquisto di pesce e il 16,4 per cento per la frutta e la verdura. In aumento è la quota di famiglie del Mezzogiorno che acquista generi alimentari presso gli hard discount (si passa dall'11,2 per cento del 2010 al 13,1 per cento del 2011), soprattutto pasta (dal 10 per cento al 12 per cento) ma sempre di più anche carne (dal 5,8 per cento al 7,7 per cento), pesce (dal 4 per cento al 6 per cento), frutta e verdura (dal 4,5 per cento al 6,5 per cento).

MENO SPESA O MENO QUALITA'
. Il 35,8 per cento delle famiglie dichiara di aver diminuito la quantità e/o la qualità dei prodotti alimentari acquistati rispetto all'anno precedente: tra di esse, il 65,1 per cento dichiara di aver ridotto solo la quantità, mentre nel 13,3 per cento dei casi diminuisce anche la qualità.

ABBIGLIAMENTO E TEMPO LIBERO
. Tra il 2010 e il 2011 risultano in contrazione, su tutto il territorio nazionale e in particolare nel Centro e nel Mezzogiorno, le spese destinate all'abbigliamento e alle calzature: da 142 euro a 134 euro. La diminuzione della spesa per abbigliamento e calzature determina una contrazione della quota di spesa totale ad essa destinata, più forte nel Mezzogiorno, dove scende dal 7,5% al 6,6% e la spesa media mensile è inferiore a 125 euro. In quest'ultima ripartizione, circa il 17% delle famiglie dichiara di aver diminuito, rispetto all'anno precedente, la quantità di vestiti e scarpe acquistati e di essersi orientato verso prodotti di qualita' inferiore (contro il 13% osservato a livello nazionale).

CASA ED ELETTRODOMESTICI. Continua a contrarsi anche la quota di spesa destinata all'acquisto di arredamenti, elettrodomestici, servizi per la casa (dal 5,4% del 2010 al 5,1% del 2011), in particolare mobili e oggetti per la casa.  Si riduce, inoltre, la quota relativa al tempo libero e alla cultura (dal 4,4% al 4,2%), a seguito della diminuzione delle spese per divertimenti, hobby, cinema, teatro e abbonamenti a giornali e riviste, e, in misura minore, la quota per altri beni e servizi (dal 10,3% al 10,2%); in quest'ultimo caso si tratta in particolare di spese per viaggi, onorari di professionisti e assicurazioni sanitarie e sulla vita.

In leggera diminuzione risultano anche le quote di spesa per combustibili ed energia (dal 5,3% al 5,2%) e per comunicazioni (dal 2,0% all'1,9%). Crescono, anche per effetto dell'aumento dei prezzi, le quote di spesa destinate all'abitazione (dal 28,4% al 28,9%) e ai trasporti (dal 13,8% al 14,2%): le prime sono trainate dai marcati aumenti per le spese di affitto, per condominio e per i lavori di ristrutturazione, le seconde dalle spese per carburanti, assicurazioni veicoli, biglietti e abbonamenti ferroviari o per altri collegamenti extra-urbani.