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lunedě, 11 dicembre 2017

Emilia, la terra trema ancora
In arrivo 50 milioni dal governo

Il Cdm vara lo stato d'emergenza, stop anche all'Imu. Monti: "Vi siamo vicini e cercheremo di aiutarvi ad affrontare questa difficilissima situazione”

FERRARA - Quando esce dalla palazzina di Sant'Agostino, una delle poche rimaste intatte dopo il sisma che ha colpito l'Emilia, le prime parole di Mario Monti sono tutte per loro, le famiglie delle vittime del terremoto. “Il governo vi è vicino e cercherà di aiutarvi ad affrontare questa difficilissima situazione”, promette il presidente del Consiglio. Che poco dopo vola a Roma, dribblando l'isolata contestazione di un gruppo di persone che non gradiscono la sua visita sui luoghi del terremoto - “vergogna”,  “buuu”,  “abbassa le tasse” -. E presiede il Consiglio dei ministri che dichiara lo stato d'emergenza, e stanzia i primi 50 milioni di euro per questi territori che continuano a tremare. Le scosse, la più intensa alle 11.31 di magnitudo 3.8, non accennano a fermarsi, con i centri d'accoglienza che al terzo giorno sono ormai al limite.

La paura è grande tra quelli che, alle 4.04 di domenica mattina, sono stati svegliati dal boato che ha preceduto di pochi istanti il sisma, facendoli fuggire in strada. Ancora in pigiama, con i bambini in braccio e il cuore a mille. Un incubo che si ripete ad ogni scossa e che tiene lontano dalle case anche chi non ha subito particolari danni.  “Là dentro non ci torno, meglio restare nelle tende, almeno fino a quanto ci diranno che è tutto finito”. E così il numero degli sfollati è salito ancora. In base ai dati resi noti alla Camera dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, sono 5.262. Tanti, troppi anche per l'efficiente Protezione Civile e i centri di accoglienza allestiti nei luoghi della tragedia.

Al PalaReno, la palestra di Sant'Agostino trasformata in dormitorio, le brandine sono 270, una cinquantina in meno rispetto alle persone che hanno trascorso lì la notte. Molti si sono dovuti accontentare di un materassino di recupero, o dei gradini delle tribune. E la situazione potrebbe peggiorare ancora.

“I danni sono gravi”, ammette lo stesso Monti dopo essere stato di fronte ai capannoni delle fabbriche accartocciate e tra le tende del campo 'Robinson' di Finale Emilia.  “C'è la necessità di riattivare il tessuto industriale - sottolinea prima di rientrare a Palazzo Chigi - e di affrontare anche i danni diffusi e gravi del patrimonio culturale. Su questi fronti ci attiveremo al più presto”.
Poche ore dopo quella dichiarazione, arrivano i primi provvedimenti: il finanziamento di 50 milioni di euro del Fondo Nazionale per la Protezione Civile, appunto, da cui attingere le risorse per i soccorsi, l'assistenza e la messa in sicurezza provvisoria dei siti pericolanti. Con la possibilità, in caso di necessità, di integrare la somma attingendo al Fondo di riserva per le spese impreviste. Il tutto senza aumentare le accise sulla benzina.

Il governo, inoltre, ha iniziato l'esame di un intervento che consenta ai Comuni colpiti un allentamento del patto di stabilità interno. E il presidente del Consiglio ha annunciato il proposito di rinviare il pagamento dell'Imu per le abitazioni e gli stabilimenti industriali che saranno dichiarati inagibili.

Una boccata d'ossigeno per un territorio che, tra industria e agricoltura, è da sempre cuore pulsante dell'economia italiana e che si trova a fare i conti con danni per centinaia di milioni di euro. Senza contare quell'inestimabile patrimonio di beni culturali di chiese ed edifici storici che il terremoto, in pochi secondi, ha cancellato per sempre.