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mercoledý, 13 dicembre 2017

Pubblicato: 11/05/2012

"Il sacchetto in cella non era vietato"


PALERMO -  "Chiederò alla Procura di Palermo di aprire un'inchiesta su quanto accaduto a Bernardo Provenzano in carcere". L'avvocato Rosalba Di Gregorio, legale del capomafia, ieri ave la notizia del tentato suicidio in carcere del suo assistito. Ieri il difensore del boss aveva avanzato dubbi sull'episodio e soprattutto sulla presenza nella cella del sacchetto con cui il capomafia avrebbe cercato di soffocarsi.

"Due periti nominati recentemente dalla Corte d'assise di Palermo hanno detto che Bernardo Provenzano non era depresso e stava bene: a questo punto o hanno visitato un altro o si doveva prestare più attenzione alla perizia. E comunque, in ogni caso, chi ha dato al detenuto il sacchetto di plastica?" aveva chiesto.

L'avvocato aveva fatto notare che da anni, da quando altri mafiosi al 41 bis tentarono il suicidio, ai detenuti al carcere duro non è consentito tenere alcun oggetto pericoloso in cella. "Come è che nessuno si è accorto della presenza del sacchetto visto che Provenzano è l'unico detenuto del braccio in quel carcere e che è continuamente sorvegliato?".

E infine: "Nessuno, nè dal carcere, nè dall'Autorità giudiziaria mi ha avvertito anche se dal fatto sono ormai passate 24 ore. A dare la notizia al figlio sono stata io pochi minuti fa: era sconvolto".

Ma non ci sarebbe nessun mistero sulla presenza del sacchetto nella cella di Provenzano con il quale il boss avrebbe tentato il suicidio. Poteva tenerlo, nonostante sia in regime di carcere duro, perché simili restrizioni sono previste solo per chi manifesta l'intento di suicidarsi e il capomafia sinora non aveva dato nessun segnale di questo tipo, si apprende da fonti del Dap.