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sabato, 24 febbraio 2018

Pubblicato: 11/09/2011

Scuola, si riparte nella precarietÓ

Allarme della Cisl di Catania. Denaro: "In tre anni persi circa 4.000 posti tra docenti e Ata; in cinque, nelle sole elementari, 281 classi in meno e 16 plessi chiusi. Gli ex bidelli, in tre anni, sono 750 in meno"

Dalla prossima settimana diverse scuole della provincia etnea apriranno i battenti in condizioni di grande precarietà. A Catania, negli ultimi tre anni, i tagli agli organici previsti dalla legge 133 sono circa 4.000 tra docenti e assistenti tecnico-amministrativi. Nella scuola elementare, in cinque anni, sono state tagliate 281 classi, 1431 docenti e chiusi totalmente 16 plessi. La Cisl Scuola è fortemente preoccupata per tale situazione. E ne parlerà, assieme agli altri temi legati all’avvio dell’ano scolastico, in un incontro provinciale con tutte le rappresentanze sindacali unitarie e gli iscritti che si terrà domani mattina, alla scuola Parini di Catania. Interverrà anche l’avvocato Dino Caudullo per illustrare le novità legislative.

"Di fatto –sottolinea Giuseppe Denaro, segretario generale della Cisl Scuola catanese – ci sono 4000 posti di lavoro in meno, di cui 1115 solo lo scorso anno, in una provincia come la nostra, che detiene il triste primato della disoccupazione cronica. Centinaia e centinaia di precari siciliani, per non rimanere espulsi per sempre dalla scuola, sono stati costretti a emigrare al Nord in cerca di fortuna, con enormi disagi e sacrifici facilmente comprensibili, non dissimili da quanto patito dai loro genitori e nonni negli anni scorsi. Nulla purtroppo è cambiato".

"Per Denaro, la scuola siciliana e catanese è sempre più povera e sola. "Sì, perché si sostiene da sola grazie all’abnegazione e alla professionalità di quanti vi operano, dai dirigenti, al personale ata e a quello docente, agli alunni e genitori. Politica ed enti locali sono assenti o latitanti permanenti".

"Solo la scuola elementare, il nostro gioiello di famiglia – spiega - dall’anno scolastico 2006-2007 a oggi ha subito il taglio di 281 classi, di 1431 docenti e la chiusura totale di 16 plessi. Il ritorno di fatto al maestro unico ha impoverito l’offerta formativa. Non vi sono più i docenti per garantire un tempo scuola più lungo, quelle compresenze che erano vitali per aiutare i più bisognosi, i più svantaggiati".

"Il gap del tempo pieno tra noi e il Nord è costantemente invariato: 3,5 al Sud contro il 44,7. Le nostre famiglie hanno chiesto il tempo pieno ma invano. Se consideriamo che la nostra scuola si trova in un territorio fortemente emarginato, di cui ben 4621 alunni sono stati segnalati a rischio di dispersione scolastica, il quadro diventa drammaticamente serio".

"Per non parlare della decurtazione delle ore dei laboratori negli istituti tecnici – aggiunge Denaro – e del problema Ata, in particolare degli ex bidelli: in tre anni un taglio secco di 750 unità. Conseguenze: problemi di vigilanza nelle scuole, di pulizie e tempo scuola ridotto. Aumentano di gran lunga gli alunni per classe con problemi di sicurezza spaventosi".

"Non va meglio  per i diversamente abili – continua – soprattutto gli studenti che si trovano in gravità avrebbero diritto ciascuno a un docente specializzato per favorire l’integrazione e la crescita. I tagli invece, se va bene, assegnano “mezzo” docente, perché nella provincia etnea si deve rispettare la media di un docente ogni due alunni diversamente abili".

Denaro ribadisce l’impegno della Cisl "a dare voce a chi non ce l’ha". "Continueremo – conclude – a sostenere i precari, la scuola pubblica e il diritto allo studio degli alunni. Vanno da subito bloccati i tagli agli organici e congelati per almeno tre anni. Chiederemo ancora una volta al Prefetto di farsi carico dei problemi della scuola catanese, prima che il coma diventi irreversibile. La mobilitazione continua".