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luned́, 10 dicembre 2018

Pubblicato: 12/03/2008

Omicidio Lizzio, chiesti due ergastoli

Nel processo per l'uccisione dell'ispettore di polizia, risalente a 16 anni fa, il pm Puleio invoca il carcere a vita per due presunti appartenenti alla cosca Santapaola, Francesco Squillaci e Giovanni Rapisarda, e 15 anni di reclusione per i boss pentiti Natale Di Raimondo e Umberto Di Fazio

CATANIA - La condanna all'ergastolo per due presunti appartenenti alla cosca Santapaola, Francesco Squillaci, di 39 anni, e Giovanni Rapisarda, di 50, e 15 anni di reclusione ciascuno per i boss pentiti Natale Di Raimondo e Umberto Di Fazio.

Sono le richieste del pm Francesco Puleio al processo per l'uccisione a Catania, 16 anni fa, dell'ispettore capo di polizia, Giovanni Lizzio, che si celebra con il rito abbreviato davanti al Gup Luigi Barone.

Secondo l'accusa l'investigatore della squadra antiracket della squadra mobile della Questura etnea sarebbe stato assassinato il 27 luglio del 1992 da un gruppo di 'fuoco' composto da Di Fazio, Squillaci e da un altro sicario, Salvatore Pappalardo, poi a sua volta eliminato dalla mafia, il 29 ottobre del 1999, con delitto di 'pulizia interna' alla stessa 'famiglia'.

Il movente, secondo la Procura di Catania, è da collegare alla strategia della tensione decisa da Cosa nostra anche nella Sicilia orientale dopo la strage di Via D'Amelio a Palermo. La prossima udienza, con l'intervento degli avvocati difensori, è stata fissata per il 7 aprile.

Giovanni Lizzio fu assassinato nella sua Alfa Romeo "75", mentre era incolonnato a un semaforo rosso di via Leucatia nel rione periferico Canalicchio. Due sicari si affiancarono alla vettura e spararono numerosi colpi di pistola alla testa e al torace. Morì nell' ospedale Cannizzaro dove fu trasportato in ambulanza. Per 10 anni era stato fra gli investigatori di punta della sezione omicidi della Questura di Catania.

A sparare materialmente, secondo l'accusa, furono proprio il boss Di Fazio, con una pistola automatica che si inceppò dopo il primo colpo, e Francesco Squillaci, con un'arma a tamburo. L'agguato fu portato a termine al secondo tentativo, il primo, infatti, sarebbe andato a vuoto.

Per l'omicidio è stato condannato all'ergastolo, con sentenza passata in giudicato, in qualità di mandante, il capomafia Benedetto Santapaola. Assolti il vice il nipote e alter ego del boss, Aldo Ercolano, e il loro luogotenente di fiducia, Carletto 'Calogero' Campanella.