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marted́, 12 dicembre 2017

Pubblicato: 05/05/2009

Cosche in guerra, 5 fermi

Carabinieri all'opera tra Barcellona Pozzo di Gotto, Asti e Belluno: la faida mafiosa era pronta a esplodere per il controllo della zona tirrenica nel Messinese, gli indagati temevano agguati ai loro danni. Dalle intercettazioni spuntano anche un tentativo di estorsione a un cantiere edile e le minacce a un parroco

BARCELLONA POZZO DI GOTTO (MESSINA) - I carabinieri hanno eseguito cinque provvedimenti di fermo del Pm nel Messinese, ad Asti e a Belluno, scongiurando una nuova guerra di mafia a Barcellona Pozzo di Gotto.

Le indagini della direzione distrettuale Antimafia di Messina sono state avviate dopo gli omicidi di Carmelo De Pasquale e Carmelo Mazza; i fermi sono stati determinati dall'urgenza di prevenire ulteriori fatti di sangue tra le cosche mafiose della città attualmente in lotta tra loro per acquisire un ruolo egemone nella zona tirrenica del Messinese.

In particolare gli inquirenti hanno accertato che alcuni dei fermati erano subentrati a Carmelo Mazza, con estorsioni nei confronti di una ditta, ed esercitando violenza privata perfino nei confronti di un prelato.

Temevano di essere uccisi alcuni dei cinque indagati sottoposti stamani a fermo del Pm dai carabinieri di Messina, nell'ambito dell'operazione Ulisse. Sono Angelo Caliri, di 42 anni, Stefano Lino Coppolino, di 28, Michele Coppolino, di 25, Francesco Chiovetta, di 27 anni, e Cosimo Graziano Scardino, di 50, tutti accusati di associazione mafiosa aggravata, Caliri e Stefano Coppolino, devono rispondere anche di tentata estorsione aggravata, e violenza privata.

I cinque secondo gli inquirenti farebbero parte della famiglia mafiosa di Barcellona Pozzo di Gotto. Coppolino e Caliri, ritenuti vicini al boss Carmelo Mazza, erano terrorizzati perchè pensavano di essere obiettivo di imminenti agguati. I due si sono incontrati ad Asti con Scardino, indicato dagli investigatori come vicino al boss Gullotti, per avere rassicurazioni sulla propria incolumità.

Le indagini si sono avvalse di intercettazioni ambientali, che avrebbero documentato anche un tentativo di estorsione a un cantiere edile e le minacce a un parroco di Barcellona, per permettere ad un familiare non cresimato di battezzare un bambino. Dalle indagini emerge con chiarezza che i fratelli Coppolino e Caliri temevano per la loro vita. Di qui la decisione di anticipare l'operazione, con il provvedimento di fermo nei confronti dei cinque indagati.