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domenica, 22 luglio 2018

Migrante agonizzante dopo il parto
"Buttatela in mare e andate a morire"

Sul barcone arrivato ad Augusta anche il cadavere di una 24enne eritrea. I superstiti: "Non abbiamo eseguito l'ordine, era una nostra sorella e l'abbiamo vegliata"

SIRACUSA - Dopo avere partorito suo figlio, venuto alla luce morto, è rimasta agonizzante per una emorragia interna per tre giorni riversa sul pavimento senza che i suoi carcerieri, che la tenevano prigioniera in una cella assieme ad altri migranti, l'aiutassero. Poi quando è arrivato il momento di lasciare il campo in Libia, i trafficanti hanno ordinato ai prigionieri di salire sul barcone e di portare con sé anche la donna, ormai in fin di vita: "Buttatela a mare e andate a morire anche voi nel Mediterraneo".

Il cadavere della giovane eritrea di 24 anni è stato poi trovato nel barcone dai soccorritori ai quali i testimoni hanno riferito la tragica storia di quella donna, il cui corpo è stato vegliato durante la traversata dagli africani: "Perché era una nostra sorella". I superstiti, 431 in totale, sono arrivati nel porto commerciale di Augusta (Sr) a bordo della nave della Ong spagnola "Open arms".

La salma dell'eritrea è stata trasferita nell'obitorio di Siracusa. "Non potevamo gettarla in mare, qui avrà pace", hanno detto i testimoni ai volontari. Sono stati invece accompagnati nell'ospedale di Lentini (Sr) per accertamenti una neonata di 44 giorni e la madre somala, che era sul gommone assieme al marito e a tanti minori non accompagnati. Il personale del gruppo interforze di contrasto all'immigrazione clandestina della Procura di Siracusa sembra abbia già individuato alcuni scafisti.

Drammatiche le testimonianze raccolte dai carabinieri di Siracusa e dai volontari della Croce Rossa e di Sos Mediterranee che ha effettuato tre operazioni di soccorso con la nave Aquarius tra mercoledì e giovedì scorsi. Una donna del Camerun ha raccontato di essere stata per 5 mesi in prigione a Sabratha, insieme al suo bambino nato nel deserto del Niger.

"In prigione le donne morivano - ha detto - Una è deceduta dopo aver partorito, il cordone era stato tagliato col filo; non c'è niente, niente medicine, cure". E ancora: "Non ci si poteva lavare, l'acqua non era potabile. La tratta dei neri esiste in Libia, dove tutti sono armati, anche i bambini".

Prendono le donne, le imprigionano, le torturano, le spogliano. Gli uomini e i bambini vengono sodomizzati. "Spezzavano le dita alle ragazze serrandole nelle porte - hanno raccontato alcune donne soccorse - I trafficanti ci hanno spinto in mare dicendoci: 'Andate a morire nel Mediterraneo'".