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domenica, 21 ottobre 2018

De Luca, tutto cancellato
"Non dovevano arrestarmi"

L'inchiesta per evasione fiscale. Dopo la scarcerazione, annullata anche l'interdizione a ricoprire ruoli negli enti coinvolti. "Ma non mi aspetto scuse"

MESSINA - Il tribunale del Riesame ha annullato le misure interdittive nei confronti di Cateno De Luca, il deputato regionale arrestato subito dopo le elezioni del 5 novembre in Sicilia e scarcerato quattro giorni fa dal gip.

Stessa decisione nei riguardi dell'ex presidente della Fenapi, Carmelo Satta. L'interdizione consisteva nel divieto di ricoprire ruoli apicali negli enti coinvolti nell'inchiesta per evasione fiscale. Disposta anche la restituzione dei beni immobili della Fenapi ancora sequestrati.

"De Luca e Satta non potevano essere arrestati - dice lo stesso deputato su Facebook -. Ora a maggior ragione depositeremo non solo la terza denuncia contro il verminaio che nel tribunale di Messina ha fatto il bello e il cattivo tempo, condizionando il lavoro degli organi inquirenti e magistrati onesti, ma pretenderemo che il Csm e il ministero di Giustizia dispongano delle ispezioni per far cessare la mafia giudiziaria praticata da alcuni personaggi dello stato".

"Non mi attendo le scuse di nessuno - prosegue - perché nella vita prima di ogni cosa bisogna essere e saper essere uomini: il mondo politico purtroppo è infestato da quaraquaquà ed è governato da ominicchi che non hanno l'umiltà dei veri uomini di chiedere scusa a fronte degli evidenti errori e orrori commessi. Io chiedo scusa a Carmelo Satta e agli altri otto indagati, e rispettive famiglie, ed a tutti gli amici della Fenapi per tutto ciò, che per l'ennesima volta, ci è successo: è tutta colpa mia nel senso che avete pagato anche voi la mia colpa di volere fare politica onesta".

Secondo i suoi avvocati "l'assoluzione da tutti i reati contestatigli in relazione al cosiddetto 'Sacco di Fiumedinisi' e l'azzeramento di tutte le misure cautelari personali e reali da due organi giurisdizionali nello stesso tribunale, dimostrano senza il minino dubbio che una 'mano nera' si aggira negli uffici giudiziari di Messina, la quale da tempo ha deciso che l'opera antimafia e antimassonica del deputato siciliano debba essere fermata. Bisogna dare atto alla magistratura illuminata di quel tribunale di aver avuto il coraggio di elevare barricate di onestà contro questi inverecondi attacchi perpetrati verso un uomo delle istituzioni che ha il torto di fare politica solo con la buona amministrazione e che ha avuto l'ardire di volersi impegnare per la ripulitura del verminaio messinese che abbraccia centri di potere, università e uffici giudiziari".