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luned́, 24 settembre 2018

Dall'inchiesta sulla formazione al sequestro


MESSINA - Il maxi-sequestro di beni alla famiglia Genovese, eseguito dalla guardia di finanza di Messina, nasce dagli sviluppi dell'inchiesta della Procura di Messina sulla formazione professionale che il 17 luglio del 2013 sfocia nell'esecuzione di 10 arresti domiciliari per per peculato e truffa.

Tra loro anche la moglie di Francantonio Genovese, Chiara Schirò. Il processo, con rito immediato, ha inizio il 17 dicembre 2013. Fino a quella data non si ha notizia di Genovese indagato. Il 18 marzo 2014 la Procura in un separato troncone del procedimento chiede e ottiene l'arresto di altre persone e tra essi anche di Francantonio Genovese.

Per il parlamentare la richiesta è depositata alla Camera dei deputati. Il 15 maggio 2014, alla vigilia delle elezioni europee, l'Aula di Montecitorio vota il sì all'arresto di Genovese che lo stesso giorno fa ingresso nel carcere di Gazzi dove si costituisce accompagnato dal suo legale, l'avvocato Carmelo Favazzo.

Il Gip di Messina, il 21 maggio 2014, annulla l'ordinanza e dispone la scarcerazione di Genovese concedendo gli arresti domiciliari. L'ufficio del Pubblico ministero impugna la decisione e nell'agosto del 2014 Il Tribunale riesame accoglie in ricorso con una decisione che diventa definitiva dopo la pronuncia della Cassazione.

Così il 14 gennaio 2015 Genovese torna in carcere, dove resterà fino al successivo luglio, quando il Tribunale sezione feriale lo rimette ai domiciliari. Il dibattimento che riguarda Genovese si conclude il 23 gennaio 2017, con la sentenza di condanna a 11 anni di reclusione.

E di lì a poco anche l'altro troncone del processo vedrà condannati tutti i protagonisti della vicenda: la moglie, la cognata, il cognato, la segretaria. Ma la Procura continua le indagini patrimoniali e nell'intento di recuperare i fondi sottratti alla formazione scopre un conto estero nascosto dietro una polizza vita in una società delle Bermude. Titolare è una società che ha sede nel paradiso fiscale di Panama, ma dietro il conto, secondo l'accusa, si celano Genovese e la moglie.

Parte da lì l'ultima inchiesta della Procura di Messina, ed è anche l'ultima del procuratore aggiunto Sebastiano Ardita, che da ieri è stato assegnato definitivamente con lo stesso ruolo a Catania, che ha portato al maxi-sequestro di oggi e al coinvolgimento, con l'accusa di riciclaggio, anche del figlio di Genovese, Luigi, neo deputato all'Ars.