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sabato, 16 dicembre 2017

A Corleone tutti zitti: "Il paese a lutto"

Lutto

CORLEONE (PALERMO) - Corleone s'è svegliata con la notizia della morte di Totò Riina, il padrino di Cosa nostra. Nel bar della piazza gli avventori non parlano d'altro, ma nessuno ci vuol mettere la faccia. "Spero che con lui muoia anche la mafia", dice una donna. La piazza centrale è ancora semivuota. Tra un caffè e un cornetto, la gente mormora. "Era ora", dice un giovane.

In paese oltre alla famiglia del boss, vivono tanti partenti zii e nipoti. In via Scorsone 24 a Corleone, casa della famiglia Riina sembra che non ci sia nessuno. Tutto chiuso. I vicini di casa non dicono nulla. Su Facebook la figlia Maria Concetta ha pubblicato alcune foto in bianco e nero: un dito che chiede silenzio e una rosa nera.

Sul profilo diversi messaggi di condoglianze. Tanti al punto che il social, secondo i familiari di Riina, li ha rimossi in seguito alle numerosissime segnalazioni ricevute. La donna, 42 anni, ha sempre descritto il padre come "un lavoratore ingiustamente accusato", contro il quale parlano solo "calunniatori malvagi e senza scrupoli".

Decine e decine i like all'immagine, e altrettante le condivisioni. Al punto che il marito di Maria Concetta, Tony Ciavarello, ha scritto poco fa che è stata segnalata "in massa" la sua foto del profilo (un nastro a lutto), e "fb ha eliminato la foto con tutte le condoglianze. A qualcuno ha dato fastidio il vostro cordoglio". Numerosissimi anche i commenti: "Mi unisco al vostro dolore", scrive uno; "è un giorno molto triste", fa eco un altro. "Buon viaggio zio Totò", si legge ancora.

Nelle strade un anziano dice: "Il paese è a lutto. Lo capisce questo. Lasciatelo riposare in pace. Basta". Nei bar di Corleone di mattina c'è il consueto viavai. Ma chiedere un commento sulla morte del boss è pressoché impossibile. "Non abbiamo nulla da dire - taglia corto un barista -, basta con questo clamore ogni volta".

Chiedere in Comune un commento è pressoché impossibile. Un vigile urbano davanti a palazzo Cammarata ci dice che non può rilasciare dichiarazioni. ''I commissari prefettizi oggi non sono in sede'', dice l'impiegato all'ingresso.

La segretaria dei commissari non riceve i giornalisti. In piazza un impiegato delle autolinee Ast che stamattina ha fatto il primo collegamento con il capoluogo dice: "Qualcuno commentava la notizia, ma senza alcun clamore. Qua lo sapevano che stava male. La notizia non li ha sorpresi".

Gli anziani seduti nelle panchine non gradiscono domande: ''Venite qui a rompere i coglioni. Andatevene via". Un uomo dice. "Se ci fosse lavoro nessuno andrebbe a delinquere. E' questo Stato che ci fa diventare grillini e fascisti. Se solo pensasse alla povera gente la mafia non ci sarebbe. Anche Totò Riina non sarebbe diventato mafioso".

Un uomo che porta al guinzaglio un cane afferma: "Che devo dire, mi dispiace per la famiglia". Un passante sbotta: "Ancora una volta si parlerà di Corleone nei giornali e in Tv per la mafia, basta...".

"Forse finalmente ci toglieremo di mezzo quell'appellativo di "capitale" della mafia che ci ha segnato per colpa di Riina e dei suoi amici, ma sarà dura: è una eredità pesante", aggiunge un ragazzo in giacca e cravatta con un tablet sotto braccio".

A Corleone vivono poco più di 11 mila abitanti, il comune è stato sciolto per infiltrazioni mafiose nell'agosto di un anno fa. L'amministrazione era guidata dal sindaco Lea Savona, eletta con una lista civica di centrodestra, che aveva più volte espresso pubblicamente la sua condanna nei confronti di Cosa Nostra. L'ultima volta era avvenuto in occasione della morte di Bernardo Provenzano.