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luned́, 11 dicembre 2017

Ingv: "Nel Tirreno 15 vulcani sommersi"


ROMA - Nel Mar Tirreno c'è una catena di 15 vulcani sommersi lunga 90 chilometri e larga 20: oltre agli otto vulcani sottomarini già noti, ne comprende sette appena scoperti. Va dalla costa a Sud di Salerno a quella calabra, 30 chilometri a Est di Sangineto (Cosenza).

Pubblicata su Nature Communications, la scoperta è di Ingv, Istituto per l'ambiente marino costiero del Cnr e dell'Istituto neozelandese di Scienze geologiche e nucleari (Gns). "Il Tirreno Meridionale è caratterizzato dalla presenza di numerosi vulcani, alcuni emersi, come le Eolie, altri sommersi, come il Marsili", spiega Guido Ventura, vulcanologo Ingv coordinatore del gruppo di ricerca.

"Questa catena di vulcani - aggiunge - definita del Palinuro, si estende in profondità da circa 3.200 metri a 80 metri sotto il mare. Questi vulcani rappresentano, nel loro insieme, un spaccatura della crosta terrestre dalla quale risalgono magmi provenienti dalle Isole Eolie, dal Tirreno centro-meridionale, e dall'area compresa tra la Puglia e la Calabria".

I dati raccolti mostrano che la dimensione dell'intera catena vulcanica risulta maggiore non solo di quella delle Isole Eolie ma anche degli altri vulcani sottomarini del Tirreno meridionale, compreso il Marsili. "Inoltre molte di queste strutture vulcaniche presentano caratteristiche compatibili con l'apertura di micro-bacini oceanici dove si crea nuova crosta terrestre a seguito della risalita dei magmi lungo fratture", aggiunge Salvatore Passaro, geologo marino dell'Iamc-Cnr.

"Questi vulcani - ricostruisce - sono stati attivi sicuramente tra 300.000 e 800.000 anni fa, ma non è da escludere che siano stati attivi in tempi più recenti. Oggi sono caratterizzati da attività idrotermale sottomarina a si collocano in una zona di anomalia termica (circa 500°C a 1 km sotto il fondo del mare)".

Durante le campagne oceanografiche sono stati raccolti dati batimetrici, magnetici, e gravimetrici; sono stati inoltre effettuati carotaggi e osservazioni dirette del fondale marino con il Remote operating vehicle (Rov), un veicolo sottomarino pilotato da una postazione remota.

Lo studio, sottolineano i ricercatori - è ancora all'inizio. La conoscenza della storia eruttiva di questi vulcani è ancora parziale e necessita di ulteriori dati e ricerche oceanografiche. Nonostante ciò, i risultati fin qui raggiunti rivoluzionano in parte la geodinamica del Tirreno e delle zone di subduzione nel mondo, e aprono nuove strade non solo alla ricostruzione dell'evoluzione della crosta terrestre, ma anche alla interpretazione e significato geodinamico delle catene vulcaniche sottomarine attive e degli archi insulari.