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luned́, 11 dicembre 2017

Gli altri casi di violenza nelle guardie mediche


ROMA - L'aggressione e la violenza sessuale subìta la notte scorsa nel Catanese da una dottoressa alla guardia medica non è purtroppo una novità nei casi di cronaca. La cronistoria degli ultimi anni contiene molti casi in cui medici donna hanno dovuto subire, nel più completo isolamento, violenze sessuali, talvolta sfociate in omicidi.

A quest'ultimo filone appartengono ad esempio i casi di Maria Monteduro, del 1999, e di Roberta Zedda, del 2003. La prima, medico di professione con il pallino della politica (all'epoca della sua morte era assessore ai Servizi Sociali di Gagliano del Capo, in provincia di Lecce), sposata da un anno e con una bambina di pochi mesi, è stata uccisa a colpi di pietra la notte tra il 24 e il 25 aprile 1999. Il suo carnefice era un tossicodipendente che poi si è tolto la vita nel carcere di Padova nel luglio 2014.

Un altro caso è quello di Roberta Zedda, originaria di Sanluri nel Cagliaritano, ammazzata a Solarussa, nell'Oristanese, mentre era in servizio nella guardia medica locale. Un balordo, la notte tra il 3 il 4 luglio, l'ha uccisa a coltellate dopo averla picchiata dopo un tentativo di stupro.

Non mortale ma ugualmente drammatica l'aggressione subita da una dottoressa di 30 anni nel novembre 2009 in un paesino del Gargano.

Un altro fatto analogo si è registrato a Scicli, in provincia di Ragusa, dove una dottoressa di 53 anni è stata prima minacciata con un coltello, poi derubata e quindi stuprata.

Era il marzo del 2010. Un ultimo caso più recente - la sera del 14 maggio di quest'anno - riguarda un tentativo di violenza sessuale capitato a Graniti, in provincia di Messina. Fortunatamente la dottoressa, dopo una lunga colluttazione, è riuscita a divincolarsi e a chiamare i carabinieri che sono intervenuti arrestando l'aggressore, un uomo di 38 anni.