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domenica, 25 febbraio 2018

Pubblicato: 18/08/2017

Regionali, la retorica delle alleanze

L.Cil. / 
Il punto. Tra veti incrociati e rendite di posizione, gli schieramenti tradizionali faticano a trovare una sintesi politica sui nomi dei candidati alla presidenza della Regione. Fa eccezione il M5s

CATANIA - La settimana di ferragosto non scalda quanto dovrebbe. La politica siciliana e nazionale sta bene attenta, pesa ogni dichiarazione e ogni passo per paura di rimanere tagliata fuori dalla corsa alle poltrone. Le regionali si avvicinano e, ad esclusione dei grillini, la politica di ogni schieramento sembra annaspare nella palude delle alleanze a convenienza senza riuscire a trovare un nome che sia la sintesi di un programma e di un progetto politico credibile.

Nel centrodestra, Silvio Berlusconi, leader del maggiore partito di maggioranza non ha ancora sciolto la riserva e l'indicazione del candidato resta in bilico tra l'ex presidente della commissione regionale antimafia Nello Musumeci e Gaetano Armao, ex assessore del governo Lombardo oggi a capo di un nuovo movimento autonomista che ha messo insieme i "siciliani indignati".

"La Sicilia è una regione in gravissima crisi. Dal dissesto di bilancio creato da Crocetta al fenomeno dell'immigrazione, alla fuga di cervelli. I problemi veri sono questi" spiega Stefano Parisi, leader di Energie per l'Italia, in un'intervista al Corsera. "Ciò che ci giochiamo con le elezioni siciliane è quello di ridare un governo serio a questa regione o altrimenti finirà nelle mani dei Cinquestelle. Se il centrodestra dovesse perdere in Sicilia rischia di compromettere la possibilità di vittoria a livello nazionale e Nello Musumeci è il candidato migliore. È credibile, onesto e serio".

Ma la vera partita si gioca al centro. Il meccanismo delle elezioni regionali premia chi prende un voto in più dell'avversario e allora ogni zero-virgola-percentuale pesa come un macigno. Ecco perché una forza minore come Ap in questa fase gioca un ruolo decisivo. Lo sa bene anche Pierferdinando Casini che con i suoi Centristi per l'Europa a livello nazionale punta già alla coalizione con gli alfaniani per garantire al suo partito spazio e seggi in Parlamento. L'alternativa sarebbe quella di aggregare un ampio polo di centro mettendo insieme i moderati di ogni schieramento, per ora solo pura teoria nel laboratorio Sicilia.

Alfano e il Pd chiudano "l'alleanza in fretta per le regionali in Sicilia guardando alle prossime politiche" chiede Casini dalle pagine di Repubblica. Berlusconi è un grande ed è il migliore: lui vuole vincere in Sicilia a costo zero. Ma si guarda bene dall'organizzare il Ppe prendendo nettamente le distanze da Salvini e dalla Meloni. Credo che in cuor suo Alfano abbia già deciso: penso che abbia capito la dinamica di certe retoriche. Piuttosto non capisco come qualcuno nel suo partito in buona fede possa ritenere serio il fatto che chi ha governato con il Pd poi possa fare l'alleanza con Salvini ed essere premiato dagli elettori".

"Ma è bene che anche a sinistra comincino a ragionare", aggiunge Casini. "Non è che può andare bene Pisapia sul fronte di sinistra e poi parlano di civismo per moderati. È una doppia morale inaccettabile. Noi non siamo civici, siamo uomini politici che hanno consentito ai governi Renzi e Gentiloni di stare in piedi. Se a sinistra vogliono perdere a Palermo e a Roma facciano pure. Ma se puntano a una proposta credibile, non facciano gli schifiltosi: Alfano è servito per fare maggioranze e sostenere governi, e oggi ha diritto al riconoscimento di una dignità politica pari a quella di Pisapia e di altri".

Ma Alfano non piace a una parte della sinistra, quella radicale, che preferisce guardare al "modello Palermo" e al civismo nella scelta del candidato alla presidenza della Regione individuando nel rettore dell'Università di Palermo, Fabrizio Micari, il nome ideale. Una presa di posizione che ha mandato su tutte le furie Roberto Lagalla, più volte in predicato di essere l'uomo giusto per ogni schieramento. L'ex rettore, oggi nel direttivo del Cnr nazionale, deluso dalle posizioni intransigenti di Mdp e Sinistra Italia si sposta verso Cantiere Popolare con un endorsement alle dichiarazioni di Saverio Romano che sembra quasi una virata a destra in cerca di spazio e consenso sulla sua candidatura alla presidenza della Regione.

"Ancora una volta sembra essersi imposta la logica della preventiva ricerca dei nomi di possibili candidati. Sullo sfondo si intravede con chiarezza l'interesse a fare delle elezioni regionali siciliane uno strumento per delineare strategie politiche nazionali, a dispetto delle attese e dei bisogni dei Siciliani. IdeaSicilia (movimento civico di Lagalla, ndr) si associa alla dichiarazione dell’onorevole Romano, che ha invocato il ricorso all'unità come metodo decisivo per affrontare la competizione elettorale di novembre e ha sottolineato l’importante funzione di cerniera che può essere svolta dalle forze moderate - sottolinea Lagalla - Da parte nostra, non possiamo che condividere il richiamo al metodo, manifestando crescente inquietudine per questo frenetico balletto della politica, che provoca smarrimento nei siciliani e avvantaggia, per eccesso di strumentalità e di tatticismo, il partito dell'astensionismo e quello della protesta senza se e senza ma".

Twitter: @LucaCiliberti