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luned́, 11 dicembre 2017

A Catania il variopinto mondo di Salvini

L.Cil. / 
Sequestrati fumogeni ai militanti anti-Lega. Il segretario continua a riscuotere consensi in Sicilia, Drago l'ultimo arrivato. Ecco chi c'era al comizio di Aci Castello: LE FOTO

La faccia serena, come sempre. Un po’ stanco perché, a quasi 70 anni, reggere il ritmo di un quasi quarantenne come Matteo Salvini non è cosa facile. Eppure lui è sempre li, sulla breccia. A passeggio per la via Etnea con il suo leader, poi in pescheria prima di fare un salto a Messina e, infine, sono le 20 passate, davanti a una platea stracolma e variopinta dei colori del centrodestra per fare gli onori di casa allo Sheraton di Catania (GUARDA LE FOTO).

Angelo Attaguile ci ha visto lungo nel 2013, tra un Mpa in via di sfaldamento e la Lega alla ricerca di un nuovo leader dopo Bossi e Maroni non ha avuto dubbi e, da ex democristiano e da buon meridionale eletto alla Camera nel circoscrizione Campania 2, ha scelto la Lega Nord. Un pazzo, un opportunista, un pericoloso secessionista, pensarono in molti.

E invece Angelo, uno tra i meno amati ex presidenti del Catania, si è messo in testa a un plotone che oggi, secondo l’ultima rilevazione “segreta” del ministero dell’Interno, in Sicilia vale circa il 2% dei voti (7% con FdI). Un piccolo tesoretto destinato a crescere ogni giorno di fronte alle numerose contraddizioni di un Paese che pensa bene e opera malissimo, ma soprattutto all’interno di un panorama politico fortemente disgregato, respingente e poco identitario. Noi con Salvini, invece, anche a Catania, passo dopo passo raccoglie consensi con l'obiettivo di eleggere uno dei suoi rappresentanti in ogni competizione politica.

L’ultimo in ordine di arrivo è Filippo Drago, uno dei figli di Nino Drago, ex sottosegretario e capocorrente Dc in Sicilia tra gli anni Settanta e Ottanta. E non è un caso che il comizio di Salvini di oggi sia stato organizzato proprio ad Aci Castello, nel comune in cui Filippo Drago è sindaco. “Come fa il ministro dell’Interno a chiedermi di dare un sussidio di solidarietà ai migranti mentre la metà dei mie concittadini è disoccupata” urla tra gli applausi e i palloncini colorati con la scritta "Stop alle invasioni". Così, tanto per fare capire da che parte sta. Un ingresso, quello di Filippo, che porta in dote al movimento di Salvini una macchina elettorale rodata e sempre pronta per ogni elezione, anche grazie al lavoro certosino che il fratello Alfio fa tra Roma e la Sicilia.

Al voto d’opinione, poi, ci pensa Matteo Salvini, che riscuote anche l’interesse di coloro che, per l’occhio sociale, si allontanano dalle posizioni spesso estremiste e populiste che la Lega Nord incarna, ma un po’ più distante dai concetti di Padania e Roma ladrona.

E’ bastato fare un giro in platea, oltre le prime file d’ordinanza mentre parlava il leader del Carroccio, per notare un silenzio e un’attenzione insueta, di gente che annuisce e si infervora sentendo parlare di temi come legittima difesa (“se mi entri in casa devi mettere in conto che ti becchi una pallottola, invece l’Italia prevede il risarcimento danni ai parenti del rapinatore”), di adozioni (“il governo sta bloccando da quattro anni il comitato mentre milioni di bimbi in Africa aspettano una mamma e un papà, se sono gay invece sono di Serie A”), di Sicilia (“Nessuna armata Brancaleone alle regionali. Basta con questa finta autonomia, siamo da Terzo mondo: intere città senz’acqua, strade interrotte, ferrovie inesistenti, scuole che chiudono, mentre la politica di Crocetta gioca sulla Sanità e sulla vita delle persone”) e di reddito di cittadinanza (“Non lo vogliamo: sapete dove sta la fregatura? Serve un Isee molto basso, toglie tutte le altre prestazioni sociali, compresa la cassa integrazione, viene esteso anche a chi non è cittadino italiano e lavora in nero”).

Matteo incontra il mondo delle imprese, i giovani e le associazioni che vedono in lui un interlocutore credibile. Lui li ascolta e prende nota. “Se qualcuno qualche anno fa mi avesse detto che sarei stato in Sicilia davanti a centinaia di persone avrei pensato che fosse matto – spiega il leader della Lega – ma noi dobbiamo riprenderci le chiavi della nostra Italia, nel rispetto delle identità e dei campanili, delle ricchezze e delle diversità, che Bruxelles e l’Europa stanno cercando di appiattire. Siamo belli e forti perché siamo diversi”.

E la diversità, in effetti, è tutta dentro la sala: c’è un pezzo del cerchio magico di Salvini rappresentato dal giornalista Armando Siri e da Vincenzo Pepe, professore universitario e presidente dell’associazione FareAmbiente, c’è Rocco Zapparata, imprenditore di Grammichele che chiede la flat tax, Fabio Cantarella, il vicesindaco di Mascalucia che ha detto no alla produzione di ogm nel suo Comune, Anastasio Carrà, il sindaco di Motta Sant’Anastasia eletto con Articolo 4 e folgorato sulla via di Pontida e Salvino Caputo, l’ex An oggi commissario del partito in Sicilia occidentale o ancora Fabio Mancuso, l'ex deputato regionale pidiellino e sindaco di Adrano.

Tra loro alcuni consiglieri comunali di Noi con Salvini, tanti volti noti di ex autonomisti e tanti personaggi di spicco tra gli alleati del centrodestra siciliano, dal deputato regionale Nello Musumeci di #DiventeràBellissima all’eurodeputato Salvo Pogliese di Forza Italia, con loro il senatore azzurro Vincenzo Gibiino e l’ex deputato Angelo Moschetto, l'ex An Nino Strano, l’ex sindaco di Catania Raffaele Stancanelli e l’ex assessore comunale Gianni Vasta, uno di quelli che nel 2001 salì sulla nave di Berlusconi con le bandierine e la claque.

Twitter: @LucaCiliberti