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sabato, 16 dicembre 2017

Consiglieri tutti bravi con la tastiera
ma di fronte a Bianco balbettano

Luca Ciliberti / 
Il sindaco di Catania parla al Consiglio comunale dopo 4 anni, richiamato al rispetto della legge da 26 politici. Ma la maggior parte di loro spreca l'occasione e perde la sfida

CATANIA - Per alcuni consiglieri comunali di Catania era la partita più importante della stagione, per dirla in gergo calcistico. La sfida tanto attesa perché, dopo quattro anni di mancato confronto in aula, il sindaco Bianco, obbligato a rispettare la legge, si è presentato davanti all’assise comunale per riferire sulla sua amministrazione, su quanto fatto e su quanto c’è ancora da fare.

Un appuntamento carico di aspettative, che si è rivelato presto un dibattitto lungo (cominciato alle 19.48 e terminato all'1.16) e sterile che non cambia la sostanza delle cose, con l’amministrazione che tirerà dritto fino a fine mandato per ripresentarsi alle urne con un lungo elenco di cose fatte e pensate. Dall’altro lato un’opposizione in cerca di identità e una maggioranza divisa tra leadership che faticano a parlarsi.

Ci si aspettava una diversa intensità nei toni e nella qualità degli interventi, soprattutto da quei consiglieri “leoni da tastiera” che sui social non fanno altro che criticare tutto e tutti. Nessuna contestazione, invece, parlano sempre gli stessi che dal 2013 non fanno mai mancare, responsabilmente, la loro presenza in aula. Tra il pubblico molte associazioni e movimenti, dai 5 stelle a Catania Bene Comune fino a CittàInsieme.

Gli argomenti sono sempre i soliti, molto populismo soprattutto da parte di quei consiglieri “parvenu” che colgono al balzo la ribalta mediatica per attirare su di se un po’ di attenzione. E dal tono e dalla qualità di molti degli interventi si capisce perché il sindaco, abituato a parlare e a relazionarsi ad altre platee, faccia fatica a venire in aula e a farsi comprendere.

I temi sono sempre i soliti, ampiamente dibattuti davanti ai soliti assessori di facciata, muri di gomma di un sindaco che sa bene che strada percorrere. Più dura, come da copione, l’opposizione. Bosco (Forza Italia) sottolinea un vulnus: “Sindaco, lei le decisioni le ha sempre prese da solo, neanche con i suoi assessori”, gli stessi che oggettivamente hanno inciso pochissimo nelle scelte dell’amministrazione.

Messina (Fratelli d’Italia) accusa il primo cittadino “di inaugurare solo opere avviate dall’amministrazione Stancanelli” e torna sul caso Simei, dopo le dimissioni dell’ex assessore al Bilancio, Giuseppe Girlando. Tutto sotto gli occhi di Chirieleison venuto in aula per ascoltare proprio l’intervento del consigliere. Ma la vertenza Simei, in queste ore, rischia di tramutarsi in un boomerang per chi l’ha difesa, vista la sentenza del tribunale di Catania del 14 luglio 2016 che ha dichiarato il fallimento della ditta non per i ritardi nella sottoscrizione dell'accordo con il Comune di Catania, ma per inadempienze del liquidatore.

Si entra poco nelle dinamiche cittadine, nei problemi che il pubblico numeroso avrebbe voluto sentire e sottolineare. Solo pochi accenni alla crisi del commercio, alla deficitaria raccolta differenziata, al traffico, al welfare in una città che paga quotidianamente la mancanza di occupazione. E’ Bianco, nel suo primo intervento a imporre il passo, a dire la sua, mettere i paletti che costruiscono la fotografia di Catania che il sindaco vede e che racconta ai suoi, giusta o sbagliata che sia.

La maggioranza fa quadrato attorno al suo sindaco, difende la giunta per partito preso. Solo Notarbartolo (Pd berrettiano e orlandiano) affonda i colpi: “Il sindaco ritiene di intendere il suo ruolo non solo come capo dell’amministrazione ma “come leader di una comunità. Nel vantarsi di essere andato oltre le competenze dell’ente, afferma con invidiabile sicumera che la sua rete di conoscenze e il proprio prestigio” siano stati indispensabili per risolvere problemi e varare progetti. Ma Si dovrebbe comprendere che a essere utili alla città non sono i numeri faraonici contenuti in proclami roboanti, ma le opere realizzate, ad essere utili alla città. E queste opere oggi sono tutte al palo, spesso, come dimostrato prima, per precise omissioni del Comune”.

I cronisti d’aula più anziani rimpiangono i tempi in cui tra i banchi del consiglio comunale sedevano personalità come Anna Finocchiaro o Benito Paolone. In questo deserto emerge la posizione di Sebastiano Arcidiacono, primo firmatario del documento che ha inchiodato il sindaco alla presenza in aula e vice presidente vicario del Consiglio comunale.

Arciadiacono parla subito dopo Bianco, in 15 minuti ribatte punto per punto “le memorie di Adriano e della città sognata” che il sindaco ha citato al termine della sua relazione “Catania +10” di 22 pagine fornita a tutti i consiglieri comunali. “La città raccontata dal sindaco Bianco non corrisponde al vero, lo leggiamo nella sofferenza della gente, dei disoccupati, dei giovani che partono – spiega - Certo non è tutta responsabilità del sindaco, ma in questi quattro anni abbiamo perso ulteriori possibilità: non c'è un piano commerciale, manca il piano regolatore, insomma una città che sprofonda tra passerelle di amici potenti, una forma di autocelebrazione che non è più condivisa, abbiamo preteso che venisse in aula obbligato dalla legge per la relazione annuale che, a Catania, è diventata quinquennale”. Ed è un'altra fotografia.

Il vicepresidente, da solo, fuori dalla maggioranza e senza partito politico di riferimento, però, si proietta in avanti e sottolinea come a Catania manchi una nuova classe dirigente che possa essere una valida alternativa a chi governa. “Credo che la città debba andare oltre Bianco, debba immaginare una nuova classe dirigente di giovani, trentenni e quarantenni che amino la città e che si mettano al servizio di Catania per tirarla fuori dal baratro in cui è sprofondata, questo è l’impegno che ho assunto e per il quale lavorerò in futuro. Spero che anche Enzo Bianco se ne renda conto e faccia un passo indietro rispetto alla sua volontà di ricandidarsi”.

La replica del sindaco Bianco, all’una di notte, dopo aver ascoltato tutti gli interventi, è tranchant e riporta alla dimensione reale un Consiglio comunale con poche, pochissime teste di serie in grado di impensierirlo.

Bianco ringrazia tutti per il confronto definito “schietto e aperto, pur con le ovvie differenze tra maggioranza e opposizione, ma spiace che qualcuno, pochi per la verità, nella foga di mettersi in mostra o in quella di riposizionarsi politicamente abbiano del tutto dimenticato l'interesse della città e finto di scordare come Catania fosse nel 2013 quando i cittadini hanno voluto voltare pagina. Da alcuni consiglieri sono venuti spunti interessanti di cui terremo conto, altri si sono avventurati a negare l'evidenza”.

E prima della buonanotte il primo cittadino ribalta il senso del dibattito sottolineando che, dopo questo “appuntamento significativo, tutti coloro i quali mostrano senso di responsabilità pensino a lavorare insieme per il bene della città”.

Twitter: @LucaCiliberti