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luned́, 11 dicembre 2017

Pubblicato: 05/12/2016

"Crocetta a casa"


PALERMO - La Sicilia col 71% di No boccia categoricamente la riforma costituzionale tanto cara a Renzi, che proprio da Palermo aveva lanciato l'ultimo messaggio di propaganda il venerdì prima del voto. Centrodestra e M5s critici col governo regionale, in molti chiedono le dimissioni di Crocetta.

"Il voto del referendum ci consegna un profondo desiderio di cambiamento, che va nella direzione contraria da quella indicataci da una riforma rabberciata - ha commentato Marco Falcone, capogruppo di Forza Italia all'Ars -. Il Paese reale ha vinto sul Paese legale, il popolo ha battuto il palazzo. Renzi e i transfughi del centrodestra sono stati miseramente puniti. Questa occasione di voto ha consentito al centrodestra di ritrovarsi coeso e ha posto le basi per rilanciare una proposta politica che sarà quella del prossimo governo, a livello nazionale come in Sicilia. Inoltre, il plebiscito del No nella nostra terra, non indica soltanto l'insostenibilità della proposta riformatrice, ma evidenzia anche la scarsissima qualità dell'azione di governo sull'Isola, del Partito Democratico, dell'Ncd e dei centristi di D'Alia". 

"Il vento è cambiato. Se la stragrande maggioranza degli italiani ha detto no a Renzi e alla sua dannosa riforma, il dato siciliano e soprattutto catanese, con il No che stravince nell'Isola superando il 70%, ben oltre la media nazionale, e con Catania che detiene con il suo 75% di No il record nazionale tra i comuni capoluogo, è un chiarissimo segnale di cui Crocetta e Bianco devono prendere atto - ha dichiarato Salvo Pogliese, coordinatore provinciale catanese di Forza Italia ed europarlamentare - . E insieme a loro chi ha seguito il vento del renzismo e si è convertito sulla via di Damasco sacrificando coerenza e dignità per ottenere poltrone e strapuntini. Gli italiani si sono stufati, i siciliani e i catanesi non ne possono più, e lo hanno urlato forte e chiaro".

"La Sicilia e le nostre città hanno detto No alla pasticciata e raffazzonata presunta riforma referendaria - spiega il deputato di Forza Italia Basilio Catanoso - ma, al contempo, hanno espresso un voto chiaro che boccia senza appello i governi di centrosinistra: quello nazionale di Renzi con le sue promesse non mantenute, e quello siciliano del Centrosinistra e di Crocetta disastroso nelle poche scelte fatte e nei molti momenti di assoluta incapacità decisionale, dalle evidenti contraddizioni di una accozzaglia (per dirla alla Renzi) di tante, scadenti individualità clientelari". 

"Catania registra un record - ha detto Manlio Messina, consigliere d'opposizione e portavoce provinciale di Fratelli d'Italia -. Il 75% dei catanesi ha detto no a una riforma costituzionale bugiarda e autoritaria, ma soprattutto ha detto no a questa politica che governa la città, c'è voglia di cambiamento nella roccaforte della Catania Pd di Bianco. E' simbolica questa decisione popolare, ne prendano atto Bianco in primis e Crocetta a seguire, ritenuto che la Sicilia ha espresso un no forte al 70%. La politica di clientelismo e compromessi condotta dal Pd autoritario per mantenersi a galla e per tenersi stretti i posti di potere non è passata inosservato ai siciliani e ancor di più ai catanesi". 

"Il risultato referendario di Catania, con il 74,7 per cento di No, evidenzia la netta determinazione e la consapevolezza di un elettorato che chiede alla politica un approccio concreto - ha dichiarato il senatore Vincenzo Gibiino di Forza Italia -, ben diverso da quello dei partiti della maggioranza di governo, a Roma come a Palermo, volto a fare le cose che servono per davvero al Paese, ai nostri territori. Catania ha detto No a due anni di sole parole, a un progetto riformatore sbagliato e inadeguato, ha detto No all’uomo solo al comando, al tentativo di depotenziare la democrazia".

"Mesi e mesi a parlare di riforme costituzionali, di leggi elettorali, nei quali l’esecutivo ha perso di vista il Paese reale, che annaspa, che perde di competitività, che non ha lavoro - prosegue Gibiino -. I catanesi si sono posti delle domande, le più semplici ma le più concrete. L’Italia ha messo in campo iniziative a sostegno di chi produce e crea lavoro? L’Italia ha un piano per lo sviluppo infrastrutturale per il Mezzogiorno? L’Italia sta gestendo in modo virtuoso l’importante patrimonio turistico e culturale? Un’unica risposta: No. Da qui si deve ripartire. Servono governi composti da persone preparate, che lavorino, con dedizione, allo sviluppo del Paese, per ridare finalmente all’Italia tutto il lustro che merita".

"In Sicilia una valanga di No ha seppellito Renzi, Crocetta e tutto il Pd - ha detto il deputato della Lega dei Popoli-Salvini, Alessandro Pagano responsabile Sicilia occidentale -: in alcuni centri percentuali anche all'80%, con una delle affluenze più alte negli ultimi anni. Percentuali che sarebbero state ancora più alte se davvero tutti i residenti fuori sede, soprattutto giovani, avessero avuto modo di rientrare in Sicilia. Anche il fallimentare governatore Crocetta, che ricordo fu eletto con il voto di un siciliano su sei e che si è speso a favore del referendum, dovrebbe dunque prendere atto di questo giudizio netto e politico del popolo e rassegnare le dimissioni, così come da parte sua ha annunciato Renzi''.

''La Sicilia deve andare presto al voto - prosegue - sia perché ha bisogno di una scossa per evitare il tracollo e sia perché non può più andare avanti con una classe politica così delegittimata. Anche il Pd renziano, da Faraone a Raciti, ha fallito su tutta la linea. Palermo e il governo regionale meritano subito un cambio di marcia per ripartire. Il 17 dicembre proprio da Palermo parte la riscossa dei siciliani con un evento insieme a Matteo Salvini, parte la sfida della Lega dei Popoli. Ci candidiamo ad essere valida e credibile alternativa nelle amministrazioni locali, in particolare a Palermo dove abbiamo già ottimi e tanti candidati al consiglio e un candidato sindaco eccellente professionista e molto noto, e poi al governo della Regione''.

"In Sicilia un plebiscito. Siamo al 70 per cento #ilnoésicuro A Castelmola il 90 per cento. Fiero più che mai di essere siciliaNO", ha scritto su Twitter l'onorevole Gianfranco Miccichè, commissario di Forza Italia in Sicilia.

"Il risultato del referendum è netto e inequivocabile, una sconfitta chiara di Renzi che non lascia spazi a letture diverse ma che genera riflessioni sul prossimo scenario politico interno e sul ruolo dell'Italia in Europa". Così il senatore Bruno Mancuso (Ap) che aggiunge: "Credo che, a questo punto, il presidente della Repubblica debba puntare a un governo di transizione per cambiare l'Italicum e fare la legge elettorale del Senato e poi subito al voto in primavera''.

Vince il No e anche il M5s chiede le dimissioni di Crocetta. "Il risultato del referendum in Sicilia non è solo la bocciatura del governo Renzi, ma, soprattutto, del suo maggiore sponsor nell'Isola: il governo del Pd e di Rosario Crocetta - scive in una nota il M5s all'Assemblea regionale siciliana -. Adesso dimissioni e parola ai cittadini, c'è da rimettere una Sicilia al lavoro e non può farlo chi ha perso in maniera così sonora. Grazie di cuore a tutti i cittadini siciliani che hanno dichiarato, con questo voto, la voglia di cambiare la nostra terra''.