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venerdý, 15 dicembre 2017

Pubblicato: 09/10/2015

Prostata, il Psa non basta

Nuccio Sciacca / 
E' necessario integrare il test con altri esami per aumentarne le capacitÓ predittive

Lo screening del carcinoma prostatico, effettuato attraverso il dosaggio ematico dell'Antigene Prostatico Specifico (Psa), ha dimostrato di poter ridurre del 29 per cento la mortalità causata da questa patologia. Ma passa attraverso l'integrazione con altri test la via per aumentare ancora le capacità predittive dello stesso Psa e della biopsia susseguente, che risulta positiva solo in un 30-40 per cento di pazienti sospetti.

Per rispondere a questa domanda e capire anche lo sviluppo del tumore, con conseguente personalizzazione della terapia, si punta ora anche sulla risonanza magnetica multiparametrica e sull'esecuzione di biopsie focalizzate su aree sospette, individuate "fondendo" le immagini ricavate dalla risonanza con quelle ecografiche.

La risonanza magnetica multiparametrica consente di effettuare uno studio morfologico per la valutazione dell'anatomia della ghiandola e della eventuale lesione, uno studio di spettroscopia a idrogeno per la valutazione dell'attività metabolica della ghiandola e della lesione, uno studio di diffusione per la valutazione del grado di proliferazione e di danno cellulare della lesione e infine uno studio di perfusione per la caratterizzazione della lesione in base alla vascolarizzazione. Il valore predittivo negativo del test è pari al 90 per cento.