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mercoledì, 13 dicembre 2017

"Genuinità sì, latte in polvere no"
La difesa dei formaggi italiani in Ue

L.Cil. / 
L'Europa spinge per l'uso di polveri e concentrati, gli eurodeputati siciliani a Bruxelles chiedono di tutelare la qualità dei prodotti nazionali. Giuffrida (commissione Agri): "Sarà l'etichettatura a marcare le differenze". Interrogazione del Ppe

CATANIA - "Gli alimenti caseari italiani, prodotti con latte genuino, sono un fiore all’occhiello dell’Italia e la loro eccellenza gastronomica è riconosciuta in tutto il mondo. Per questo motivo dobbiamo difendere i nostri prodotti dalla volontà dell’Unione Europea di costringere l’Italia ad abolire la legge che vieta l’utilizzo di latte in polvere per questi prodotti". Fa discutere l'invito dell'Ue all'Italia nel quale si chiede di togliere il divieto di utilizzo di latte per le produzioni locali di formaggi e prodotti caseari.

La legge italiana, relativa alla produzione di formaggi e yogurt, che vieta ai caseifici la detenzione e l' utilizzo di latte in polvere, latte concentrato e latte ricostituito per la produzione di prodotti lattiero caseari, risale all'Aprile del 1974. La Commissione europea ha, in questi giorni, inviato una diffida all'Italia nella quale chiede la correzione dell'anomalia considerato che solo in Italia e in nessun altro paese europeo vige tale divieto. Secondo gli uffici della Commissione, la nostra normativa sarebbe contraria alle disposizioni in tema di mercato interno e libera circolazione delle merci.

A tal proposito, i parlamentari europei di Forza Italia del gruppo Ppe hanno inviato un’interrogazione al Parlamento Europeo rafforzando la posizione degli agricoltori e dei produttori italiani.

“La legge italiana che vieta l’utilizzo del latte in polvere negli alimenti caseari va assolutamente mantenuta – conclude Pogliese - per tutelare la qualità dei nostri prodotti e le tante aziende italiane che lavorano nella filiera casearia".

Michela Giuffrida, deputato europeo del Pd e componente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo aggiunge: "L’abolizione di questo divieto interesserebbe esclusivamente formaggi comuni, di tipo industriale, che non necessariamente sceglieranno di optare per la possibilità di utilizzare latte in polvere. Rimarrebbe invece l’obbligo di utilizzare latte liquido per le nostre produzioni a indicazione d'origine Dop e Igp che utilizzano oltre il 70% della produzione di latte italiano".

"La disciplina nazionale che vieta l'uso di latte in polvere è diventata, proprio in quanto unica in Europa, un segno distintivo del nostro prodotto e ha generato un meccanismo di fiducia nell’approccio dei consumatori al prodotto nazionale. Per far sì che questa scelta possa continuare ad essere una vocazione ad alto valore aggiunto per i nostri agricoltori, bisogna ora combattere e difendere il divieto italiano all’uso di latte in polvere. Sono al fianco degli agricoltori, dei produttori, delle maestranze e del sindacato e lavorerò in stretto coordinamento con il nostro Governo e le autorità italiane che ora hanno due mesi di tempo per approntare la risposta alla diffida della Commissione. Sono convinta altresì che, nell'armonizzazione con la legislazione europea, si debba puntare con convinzione sull'etichettatura che marca le differenze del nostro sistema di qualità nazionale. Solo così valorizzeremo al meglio le nostre produzioni e trasformeremo in vantaggio competitivo le differenze qualitative che i consumatori ben conoscono".

Sulla stessa linea la dichiarazione dell'eurodeputato siciliano di Ncd, Giovanni La Via. "Dobbiamo difendere la nostra normativa- spiega il presidente della Commissione Ambiente, Sanità e sicurezza alimentare del Parlamento europeo - a tutela della qualità delle nostre produzioni e del made in Italy, in linea con quanto dichiarato dalle autorità italiane, che stanno già predisponendo le argomentazioni necessarie da inviare alla Commissione europea".

E ribadisce: "E' bene chiarire comunque, a differenza di quanto sentito in questi giorni, che l'abolizione di tale divieto interesserebbe i soli formaggi comuni, e non i formaggi a marchio Dop e Igp (Denominazione di Origine Protetta e Indicazione Geografica Protetta) i quali sono soggetti a disciplinari che vietano la produzione con materie prime diverse dal latte crudo. Se dovessimo perdere questa battaglia, che giuridicamente risulta complessa- conclude - agiremo sulle regole relative all'etichettatura, cercando di tutelare i nostri agricoltori e consumatori, chiedendo alla Commissione europea l'inserimento obbligatorio in etichetta di una dicitura che informi il consumatore sulla produzione di formaggio a partire da latte in polvere, così da poterlo indurre ad una scelta consapevole".

Twitter: @LucaCiliberti