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giovedì, 20 giugno 2019

Musumeci: "Per 4 consiglieri comunali
c'è il sospetto appoggio della mafia"

Il presidente della Commissione regionale antimafia: "Abbiamo ricevuto segnalazioni, in campagna elettorale per le amministrative a Catania avrebbero ottenuto il sostegno della criminalità"

CATANIA - Nello Musumeci, presidente della commissione regionale Antimafia, punta il dito sul Consiglio comunale di Catania. “Come presidente della commissione regionale Antimafia abbiamo ricevuto tre, quattro segnalazioni su consiglieri comunali che in campagna elettorale, da candidati, avrebbero ottenuto il sostegno di determinati ambienti malavitosi. Alcuni addirittura parenti e familiari di pregiudicati condannati per reati associativi” rivela in un’intervista al quotidiano La Sicilia.

“Non posso dire altro, dico questo, senza configurare questa fattispecie in nessuna area politica, per dire che in questa città il voto non è sempre frutto di serena meditazione e riflessione, ma anche di piccoli interessi. E che questo voto di scambio sia presente nei quartieri periferici è risaputo, ma che possa e debba trovare nella nuova classe dirigente accoliti e propugnatori mi preoccupa tantissimo”.

E spiega. “Credevo che il ricambio generazionale potesse spazzare via metodi che vanno condannati senza se e senza ma. E quando parlo di voto di scambio non faccio sconti a nessuno. E' risaputo che io a Catania, se mi candido, riesco a prendere in città migliaia di voti di preferenza, ma se io dovessi trasferire una parte dei miei voti a un candidato a me vicino, potrei farlo per un paio di centinaia di voti”. “Ora qualcuno mi può spiegare come può essere che in questa città alcuni uomini politici riescano a spostare su uno o più candidati fino a cinquemila voti?” si chiede Musumeci.

“E' una domanda che io faccio con seria preoccupazione. Quindi questa è una città nella quale gli apparati, i ricatti, le minacce, il voto di ritorno sono ancora pratiche vive e molto ben oleate. E vorrei parlare, in questo contesto, anche dello Iacp. L'evidente degrado del centro storico e delle periferie fa da sfondo ad una preoccupante crisi abitativa. Migliaia di famiglie aspettano da anni l'assegnazione di un alloggio popolare, mentre molti di quelli realizzati sono occupati abusivamente e spesso gestiti da un vero e proprio racket malavitoso. Del resto, anche l'Iacp di via dottor Consoli è ormai un ente inutile e dannoso, strumento di clientele politiche e qualche volta di malaffare. Ora io credevo che col nuovo millennio qualcosa fosse cambiata e invece mi sono dovuto ricredere”.

Nella stessa intervista accuse precise anche all’attuale centrodestra catanese . “Bianco i suoi avversari li ha all'interno del suo partito. Quanto all'opposizione il centrodestra al Consiglio è una sparuta pattuglia, peraltro non sempre incalzante. I vertici del centrodestra hanno delle grosse responsabilità in questa città, perché le rivalità sono legate spesso a risentimenti personali, a vecchie ruggini. In una città che non è mai stata di sinistra, mi chiedo dov'è finito il centrodestra, dov'è la cultura moderata, la cultura della meritocrazia, quella del decisionismo, la cultura capace di rappresentare e interpretare la presenza cattolica? E dov'è anche la cultura imprenditoriale... Catania sta subendo un processo di mutazione antopologica inspiegabile. Penso, per esempio, al settore degli imprenditori. Le grandi famiglie a Catania facevano da locomotiva. Oggi queste sono scomparse e non sono state sostituite. E non parlo soltanto dei cavalieri del lavoro che, a parte le loro degenerazioni, hanno rappresentato una sicura boccata d'ossigeno. Parlo invece di una imprenditoria medio piccola e di una sfiducia diffusa in tutti i settori produttivi”.

“Insomma c'è il caos generale sul piano della pianificazione amministrativa – conclude - Porto un esempio: gli ambulanti che a Catania sono sempre stati una risorsa, se sono abusivi si danno fuoco, se sono legali vengono sfrattati dal centro storico con giustificazioni banali. Penso ai torronari di S. Agata... Quindi manca la programmazione su tutto. Si prenda piazza Manganelli: un giorno si chiude, l'indomani si apre. Credo che serva un grande bagno di umiltà per mettere attorno a un tavolo tutti i soggetti attivi del territorio, per pianificare un progetto di cantiere. Bianco farebbe bene ad essere ottimista, ma a non minimizzare la grave crisi che attraversa la città”.