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domenica, 17 dicembre 2017

"E' lui, la sua faccia non la dimentico"

Agrigento, al via il processo a Muhamud Muhidin, il somalo accusato di aver organizzato la traversata del Canale di Sicilia nella quale morirono 366 migranti. Fu riconosciuto dai superstiti

AGRIGENTO - Comincerà domani, davanti alla Corte d'assise di Agrigento, il processo a Muhamud Muhidin, il somalo di 34 anni accusato di far parte dell'organizzazione criminale che ha organizzato il viaggio dei migranti finito, il 3 ottobre scorso, col tragico naufragio del barcone davanti alle coste di Lampedusa. Un epilogo drammatico costato la vita a 366 persone.

Muhidin venne arrestato a dicembre dalla polizia per sequestro di persona, associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, tratta di esseri umani e violenza sessuale. Al somalo la polizia arrivò grazie alle testimonianze dei superstiti del naufragio. Soccorsi e portati nel centro di accoglienza dell'isola, alcuni migranti riconobbero in Muhidin uno dei loro carcerieri. Il somalo, anche lui ospite del Centro di prima accoglienza (Cpa), rischiò il linciaggio. Contro di lui i drammatici racconti di chi al naufragio è riuscito a sopravvivere e ha raccontato, sia in fase di indagine che nel corso di un lungo incidente probatorio, le violenze e le umiliazioni subite dalla banda di trafficanti di esseri umani durante il viaggio.

"È lui, la sua faccia non la dimentico", disse uno dei testimoni puntando il dito contro Muhidin. I superstiti hanno raccontato di essere stati sequestrati nel deserto da uomini armati e di essere stati portati a Seebha, al confine tra Ciad e Libia, e tenuti prigionieri fino a quando si sono fatti mandare dai familiari 3.000 dollari da pagare alla banda di sequestratori. Durante la prigionia sono stati torturati: un giovane ha raccontato di essere stato appeso a testa in giù e picchiato sulla punte dei piedi, altri di essere stati frustati con fili elettrici dopo essere stati bagnati d'acqua. Tutti hanno riferito che le donne venivano portate fuori dalla casa e violentate. Dopo avere pagato il riscatto, i prigionieri sarebbero stati portati a Tripoli su dei camion e lì sarebbero stati chiusi in un'altra abitazione: solo in cambio di altri 1.600 dollari sarebbero stati fatti salire su motoscafi con i quali avrebbero raggiunto, poi, il barcone naufragato.

Insieme al somalo fu arrestato un palestinese, Attour Abdalmenem. Sarebbe tra gli organizzatori di un'altra traversata finita in tragedia. Il barcone su cui viaggiava si inabissò l'11 ottobre a largo di Malta. Abdalmenem ha scelto il rito abbreviato. Il processo per lui comincerà il 2 aprile.