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giovedý, 18 gennaio 2018

Pubblicato: 08/09/2008

"Il braccialetto? Una tortura inutile"

Un detenuto catanese partecip˛ ai primi esperimenti sul congegno elettronico che, secondo il guadasigilli Alfano, dovrebbero servire a svuotare le carceri: "Suonava anche di notte, ho preferito tornare in cella"

CATANIA - "Il braccialetto elettronico? Una vera tortura, con me non ha funzionato tanto che ho preferito tornare in carcere".

Così Mario Marino, 34 anni, uno dei detenuti che partecipò all'esperimento introdotto dall'allora ministro dell'Interno Enzo Bianco ricorda la sua esperienza dandone "un giudizio nettamente negativo".

"Era come avere la catena ai piedi - ricorda Marino in un'intervista all'emittente Telecolor di Catania - con l'aggravante che suonava ogni 5 minuti, anche quando ero in casa". Per questo motivo il detenuto, che stava scontando una condanna per rapina, dopo alcuni mesi di sperimentazione, nell'aprile del 2003, preferì "rinunciare ai 'domiciliari' e tornare in carcere".

"Suonava anche di notte, mentre dormivo - ricostruisce ancora l'ex detenuto - e gli agenti di polizia arrivavano continuamente a casa mia, con il risultato che io e la mia famiglia trascorrevamo la notte insonne. Così alla fine ho deciso: ho reciso il nastro che lo teneva alla gamba e l'ho buttato nel cassonetto, con la consapevolezza che sarei tornato in carcere: almeno lì stavo tranquillo e potevo dormire sereno".

Sulla nuova applicazione Marino non si sbilancia: "se la tecnologia è cambiata, bene, altrimenti...".